Ci sono città che si fanno ricordare per i monumenti, per le strade lastricate, le vetrine sfarzose dei negozi. E poi c’è Tbilisi. Costruita sulle rive del fiume Kura, tra dolci colline e ponti che collegano passato e presente, Tbilisi è un mosaico di anime: persiana, araba, russa, europea, caucasica.
Eppure, nonostante le invasioni e tutti gli sconvolgimenti che da sempre l’hanno travolta, ha trovato ogni volta un modo per rinascere e affermarsi.
Come se la sua vera bellezza fosse proprio quella — saper restare in piedi, anche dopo aver tremato...
Arrivare a Tbilisi dopo diversi giorni passati nella campagna georgiana è quasi uno shock. Dalle miti distese di terra bruna, pascoli infiniti e tralicci ricolmi d’uva, passiamo a una giungla fatta di strade, vicoli, persone e turisti.
Si, perché dopo giorni di solitudine, luoghi quasi disabitati e monasteri deserti, è forse la prima volta che percepiamo la sensazione di trovarci in un luogo “turistico”.
Intendiamoci, nulla a che vedere con le città italiane o europee cui siamo abituati: il turismo di massa non è ancora arrivato nel paese caucasico, eppure qualche faccia spaesata, rivolta verso le facciate delle chiese e dei palazzi, qualche parola in inglese la sentiamo.
Fortunatamente, l’anima della capitale georgiana non ne ha ancora minimamente risentito: non temete di trovare artefatti costruiti apposta per il turista, la città ha saputo mantenere intatta la sua identità.
Noi, quest’anima l’abbiamo percepita distintamente in alcuni luoghi: ve li vogliamo raccontare qui sotto.

ABANOTUBANI, IL QUARTIERE CHE SA DI ZOLFO ♨️
La leggenda vuole che Tbilisi sia nata proprio qui, nel cuore dell’antico quartiere dei bagni sulfurei.
Si narra infatti che il re Vakhtang Gorgasali, durante una battuta di caccia, seguì il suo falco fino a una sorgente di acqua bollente, dove trovò il fedele compagno ferito dagli ardenti vapori: rimasto colpito da quell’intenso calore che scaturiva dalla terra, decise di fondare lì la nuova capitale.
Il nome? “Tbili“, che in georgiano significa, appunto, caldo.
Da allora, i bagni caldi di Abanotubani, così venne ribattezzato il quartiere, non hanno mai smesso di accogliere gli abitanti della capitale dopo le lunghe giornate di lavoro.
Ciò che nacque come leggenda divenne tradizione, e poi costume e usanza in tutta la nazione.
Le terme di Abanotubani sono, senza alcun dubbio, molto particolari: le rosse cupole in mattoni sembrano quasi dei bozzoli, dimessi e poco appariscenti dall’esterno, riccamente ornati e decorati al loro interno.
Noi abbiamo scelto di immergerci nelle calde, caldissime acque dei Gulo’s Thermal Baths, uno dei bagni più antichi ancora funzionanti: al loro interno ti travolge una sensazione di ritorno alle origini, di purificazione non solo del corpo, ma anche dei pensieri.
Tip: se avete intenzione di provare le terme sulfuree di Abanotubani, all’ingresso chiedete che vi venga praticata la Kisa, lo scrub tradizionale georgiano: fidatevi, non ve ne pentirete.
Quando siamo usciti, il cielo era velato e il caldo vapore che saliva dalle cupole si univa alle nuove del cielo. Tbilisi aveva un nuovo odore: quello della rinascita.



👑 IL PALAZZO DELLA REGINA DAREJAN, UN BALCONE D’ECCEZIONE SULLA CAPITALE
Su una collina che domina il fiume Kura, il palazzo della Regina Darejan si erge come un rifugio sospeso tra sogno e malinconia.
Costruito nel XVIII secolo per Darejan Dadiani, moglie del re Erekle II, conserva ancora oggi un’eleganza discreta, quasi timida.
Un meraviglioso balcone in legno intarsiato, risultato della mescolanza di influenze persiane e georgiane, domina il fiume sottostante e la capitale, offrendo visioni da sogno sulle mille cupole di Tbilisi.
Alle sue spalle, una piccola cappella e un piccolo giardino privato, molto intimo e discreto, ci suggeriscono molto del carattere, solitario e riservato, della regina.
Siamo completamente soli quando percorriamo la balconata e la piccola cinta muraria a picco sulla città: il silenzio e l’umidità della pioggerellina appena caduta ci avvolgono nel loro caldo abbraccio.
Minuscole finestrelle ricavate nelle mura invitano alla contemplazione: ci affacciamo anche noi, ripercorrendo le stesse, piccole, azioni che un tempo appartenevano alla consorte del sovrano.
Del resto, ve l’abbiamo già detto: l’anima della città e di chi l’ha abitata si percepisce prepotentemente in ciascuno di questi luoghi.



⛪ LA CATTEDRALE DELLA SANTISSIMA TRINITÀ, UN ABBRACCIO DI FEDE
Visibile da quasi ogni punto della città, la Cattedrale della Santissima Trinità è molto più di una cattedrale.
Inaugurata nel 2004, dopo decenni di lavori, vuole rappresentare il simbolo della rinascita spirituale della Georgia post-sovietica.
È imponente, ma intima e accogliente allo stesso tempo: la pietra color miele si accende al tramonto, e la sua cupola dorata cattura gli ultimi raggi di sole, riflettendoli sulla città come un faro, una guida.
Salendo la lunga scalinata, si incrociano famiglie, anziani intenti ad accendere le ormai familiari candelette votive, bambini che giocano tra le aiuole: è un luogo di comunità, di respiro, di unione.
All’interno, le icone dorate e i mosaici raccontano la fede ortodossa con la stessa intensità con cui la città racconta la propria sopravvivenza.
In questo luogo ci colpisce la consapevolezza che Tbilisi, e la Georgia insieme a lei, non hanno mai smesso di credere, anche quando tutto intorno sembrava crollare sotto il peso dei dominatori.


🕰️ FRAMMENTI DI MEMORIA: LA CLOCK TOWER E IL MURO DI BERLINO
Poco distante, in pieno centro, la Clock Tower di Rezo Gabriadze è uno dei luoghi più bizzarri e affascinanti di Tbilisi.
Costruita dall’artista e regista georgiano come parte del suo teatro delle marionette, è una torre storta, fiabesca, con mattoni che sembrano ondeggiare insieme alla struttura e finestre che affacciano su direzioni sempre diverse.
Ogni ora, un piccolo angelo dorato compare per suonare una campanella, mentre un teatrino in miniatura racconta e rappresenta la “ciclicità della vita”.
Un simbolo perfetto per raccontare di una città che nel corso dei secoli ne ha subite di tutti i colori, ma ha sempre trovato la forza di ricominciare, ripartendo dal coraggio e dalla forza dei suoi abitanti.
Non lontano, un frammento originale del Muro di Berlino, donato alla Georgia dalla Germania, vuole rappresentare l’unione nel dolore, la comunanza tra popoli diversi, uniti in quanto vittime dello stesso sistema, della stessa, maledetta, storia.
Storia che, purtroppo, si ripete: la ciclicità del dolore deve però sfociare nella rinascita. E sia Tbilisi che la lontana, ma vicinissima, Berlino, hanno saputo fare egregiamente.


⛪ LA MILLENARIA BASILICA DI ANCHISKATI
Nel cuore della città vecchia, nascosta tra stretti vicoli e case dai tipici balconi in legno, si trova la Basilica di Anchiskhati, il più antico edificio sacro ancora esistente a Tbilisi.
Fu costruita nel VI secolo, durante il regno di Dachi Ujarmeli, figlio del re fondatore Vakhtang Gorgasali — lo stesso che, secondo la leggenda, scoprì le sorgenti termali di Abanotubani e decise di fondare qui la capitale (lo avete appena letto, giusto?).
Dedicata originariamente alla Vergine Maria, la chiesa divenne nota come Anchiskhati solo nel XVII secolo, quando vi fu trasferita la celebre icona del Salvatore di Anchi, proveniente dal monastero di Ancha (oggi in Turchia, vicino a Artvin).
Quest’icona, opera del pittore Beka Opizari del XII secolo, è considerata uno dei capolavori assoluti dell’arte georgiana medievale: un Cristo maestoso, dorato, dal volto sereno e solenne. Oggi l’originale è conservato al Museo d’Arte della Georgia, ma il nome è rimasto, quasi come un’eredità spirituale.
L’edificio, costruito in mattoni cotti e con una pianta a tre navate basilicali, è un esempio prezioso dell’architettura cristiana primitiva georgiana.
Nonostante i restauri e le ricostruzioni successive, conserva ancora l’essenza del suo impianto originario: linee semplici, proporzioni armoniche, un linguaggio che rifugge la grandiosità per abbracciare la quiete.
Durante il periodo sovietico, la chiesa fu chiusa al culto e trasformata in museo. Ma nemmeno questo riuscì a spegnerne l’anima.
Dagli anni ’90, con la rinascita spirituale del Paese, Anchiskhati è tornata a essere luogo di culto, e oggi ospita anche il celebre coro polifonico Anchiskhati Choir, custode della tradizione musicale sacra georgiana, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
Entrare nella basilica significa fare un salto indietro nel tempo.
Le pareti, annerite dal fumo delle candele, profumano di cera e incenso. Le icone sono consumate dalle carezze dei fedeli.
Poi, all’improvviso, le voci del coro si alzano in un canto profondo e ipnotico, in quella tipica polifonia georgiana che sembra nascere dalle viscere della terra.
È un’esperienza che non ha bisogno di parole: solo di silenzio e ascolto.
🧺 DRY BRIDGE E DEZERTER BAZAAR: IL MERAVIGLIOSO CAOS DELLA VITA
Per capire davvero Tbilisi e coglierne la vera essenza, bisogna tuffarsi nel mezzo del caos dei suoi mercati.
Il Dry Bridge Flea Market è una galleria a cielo aperto: tra banchi improvvisati e lenzuola stese sull’asfalto, si vendono orologi d’epoca, vinili, medaglie e memorabilia dell’epoca sovietica, cornici, fotografie in bianco e nero di un tempo ormai passato.
Ogni oggetto ha una storia, ogni venditore ha un passato da raccontare.
È come sfogliare le pagine di un romanzo dimenticato.
Noi personalmente amiamo sempre acquistare qualcosa: provate, sul volo di ritorno, ad accarezzare ciò che avete fatto vostro, fantasticando sulla storia del possessore originale… (almeno avete un’alternativa al solito film o alla vostra playlist preferita).
Al Dezerter Bazaar, invece, domina il caos.
Il nome deriva dai soldati disertori che, secoli fa, vendevano qui il proprio equipaggiamento per sopravvivere.
Oggi, tra montagne di spezie, formaggi salati, frutta dai colori accesi e vino in improvvisate bottiglie di plastica, il mercato è un concentrato di energia pura.
È la Tbilisi più autentica: quella che vive di mani, di sorrisi, di disordine e di umanità.





🌄 SUL MONTE MTATSMINDA, IL SILENZIO DEL TRAMONTO
Dalla città vecchia, basta alzare lo sguardo per scorgere il profilo del Monte Mtatsminda ⛰️, che domina Tbilisi con la sua celebre torre della televisione e il parco panoramico. Il suo nome significa “Monte Santo”, perché sulla sua sommità sorge la Chiesa di San Davide, uno dei padri fondatori della capitale, che qui visse in eremitaggio. Accanto alla chiesa si trova il Pantheon di Mtatsminda, dove riposano alcune delle figure più importanti della cultura georgiana — tra cui lo scrittore Ilia Chavchavadze e il poeta Akaki Tsereteli.
Dal belvedere del parco si apre un panorama mozzafiato su tutta Tbilisi, soprattutto al tramonto, quando la città si accende di luci dorate e la torre diventa un faro colorato nel cielo. È il luogo ideale per chiudere la giornata con una vista che racchiude tutta l’anima della capitale: antica, poetica e vibrante allo stesso tempo.
Una volta calato il sole, vi basterà fare qualche passo per raggiungere il parco divertimenti Mtatsminda, dove trascorrere qualche ora tra le risate dei meravigliosi abitanti della capitale georgiana.
Abbiamo raccolto tutti questi luoghi in una mappa personalizzata: speriamo vi possa essere d’aiuto nell’organizzare la vostra giornata alla scoperta dell’anima della città.